Home Rassegna stampa Da URLO (Free Press) del 7 Ottobre 2009. Intervista a Luca Steffenoni
Da URLO (Free Press) del 7 Ottobre 2009. Intervista a Luca Steffenoni PDF Print E-mail

UNA RIFLESSIONE SU UN TEMA CHE SCOTTA: PRESUNTO COLPEVOLE.

 

Nel libro di Luca Steffenoni, vicende umane terrificanti, interessi economici ed ideologia per rendersi conto che talvolta, dietro alcuni processi, ci sono casi di malagiustizia e fobia. Chiediamo all'autore perchè questo libro inchiesta.

 

 

Presunto colpevole. La fobia del sesso e i tanti casi di malagiustizia è un libro inchiesta che vuole essere da stimolo ad una riflessione seria, documentata e soprattutto pacata, su un tema come quello degli abusi sessuali ai minori, tema sul quale, viceversa, domina da sempre l’emotività e la pur comprensibile ansia.

A che punto è la lotta alla pedofilia?

Come finiscono le tante storie che leggiamo sui giornali? Cosa succede agli indagati del più orrendo dei crimini e alle loro vittime, ma soprattutto, si sta rivelando efficace la strada perseguita dal “sistema” antiabusi?

Perché il titolo Presunto colpevole?

Piaccia o no riconoscerlo tutte le vicende processuali e mediatiche di chi viene sfiorato da queste accuse viaggiano in primis nella direzione di una presunzione di colpevolezza che spesso sconfina nel vero e proprio linciaggio. Solo più tardi, molto più tardi se interviene l’assoluzione il soggetto potrà in qualche modo riabilitarsi, ma ormai il danno è fatto e spesso ha provocato guasti insanabili anche a quei minori che si vorrebbe tutelare.

Il suo libro porta molti casi concreti?

Presunto colpevole racconta innumerevoli vicende umane terrificanti. Orrori ed errori giudiziari, casi da matti, come già qualcuno li ha definiti. Si sarebbe potuto fare un libro lacrimevole solo su questi fatti e sui tanti bambini sequestrati dai servizi sociali, mandati in orfanotrofio, pressati per ammettere di aver subito abusi inesistenti che diventati adulti denunciano i propri aguzzini e ciò nonostante sono inascoltati, ma non è questo l’intento del libro.

Qual è?

Squarciare il velo di ipocrisia, di interessi economici, di ideologia, di fanatismo che ruota attorno al bambino e a queste vicende. I numeri dicono che si sta percorrendo una strada sbagliata. Basti pensare che delle circa 5000 denunce che partono ogni anno quattro quinti si rivelano da subito false, frutto di suggestioni o di palesi interessi privati e che circa l’ottanta per cento del totale riguardano accuse ai padri separati rivolte da ex mogli che solo dopo la definizione di alimenti o affido dei figli giudicati inadeguati, scoprono di aver convissuto con un pericoloso pedofilo. Sono circostanze che fanno riflettere…

Non si corre il rischio di difendere anche qualche pedofilo?

Assolutamente no, il libro è chiarissimo in questo senso. La pedofilia esiste e va stroncata, ma non a qualsiasi prezzo. Non è una categoria a sè del pensiero e del diritto, il territorio dell’aleatorio e della mancanza di diritti civili. Continuando su questa strada  si fa solo danno alla sacrosanta e giusta battaglia agli abusi a vantaggio dei veri pedofili.

 Torniamo ai casi umani.

Lei ha detto giusto, casi umani, l’umanità è la chiave di lettura di queste vicende. Spesso quando si legge del “mostro” sbattuto in prima pagina ci si dimentica l’aspetto umano di persone e insisto, di bambini, che sono stordite e annichilite da accuse prive di un solo riscontro, affidate alla sola interpretazione di psicologi che appartengono tutti alle stesse lobby di riferimento e agli stessi principi ideologici.

C’è il prete di Bolzano condannato in primo grado solo sulla base di un sogno fatto dalla sua parrocchiana nella quale questa si vede bambina violentata, ci sono i fratellini di Basiglio sequestrati alla famiglia solo perché sotto il banco della sorellina la maestra ha trovato un disegno sconcio, il tassista milaneste finito in carcere solo perché la sua bimba ha pronuncitato la parola “culo e pisello” a cui si sono aggiunte perizie ginecologiche palesemnte inadeguate.

Ci sono le psicosi scolastiche che ciclicamente colpiscono le scuole materne ed elementari…

A questo proposito che idea si è fatto della vicenda Olga Rovere, di Rignano Flaminio?

Il mio libro parla di casi chiusi, di assoluzioni tardive, di precisi riscontri processuali e non amo dare giudizi su casi ancora aperti, posso però notare che le vicende scolastiche hanno tutte lo stesso identico format. I fatti raccontati su Rignano Flaminio sono la fotocopia esatta di quelli già avvenuti nelle quattro scuole di Brescia attraversate da una vera psicosi per fatti risultati inesistenti nonostante l’accanimento del p.m, a Verona, nel modenese e prima ancora all’asilo Mac Martin in California storia dalla quale è stato tratto un interessante film.

Queste psicosi di massa partono sempre da casi isolati, da famiglie con problematiche sociali e affettive, poi interviene qualche zelante assistente sociale appartenente a gruppi privati di “supporto” anti abusi, il caso si dilata come pure le richieste di risarcimento ai Comuni, altri si uniscono, le associazionia anti abuso fomentano l’odio e la tensione, i racconti si fanno sempre più inverosimili, dalla pedofilia si passa al satanismo, ma quando si cerca qualche riscontro l’inchiesta inizia a fare acqua da tutte le parti e dopo anni costi enormi per l’erario, parcelle milionarie finite nelle mani dei soliti noti, finanziamenti pilotati dalla comprensibile emotività, vite distrutte e spesso qualche suicidio, tutto si sgonfia e la Cassazione dice “scusate ci siamo sbagliati, non è successo niente”.

Nel suo libro, lei parla di enorme business sulla pelle dei bambini.

Esatto, l’essenza del problema come al solito risiede nell’aspetto economico. Tutte le vicende di abusi sono in sostanza subappaltate all’esterno, a gruppi privati che comprendono periti, psicologi, asssienti sociali, tecnici di supporto, case d’accoglienza, organizzatori di corsi, con conflitti di interesse spaventosi Il magistrato alla fine si limita quasi sempre a ratificare decisioni prese da altri. Se si pensa che ogni bambino ricoverato in casa d’accoglienza costa circa 250 euro al giorno e che sono circa 26.000 i minori interessati, spesso fino al compimento dei diciotto anni se ne intuisce la ricaduta economica.