| Da L'ADIGE del 5 ottobre 2009 di Alberto Piccioni |
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QUELLA «VOGLIA DI CACCIA AL MOSTRO». Steffenoni spiega com’è avvenuta a tavolino la genesi dell’ «emergenza» e chi ci ha guadagnato. Presunto colpevole è il documentatissimo libro firmato da Luca Steffenoni il criminologo milanese che svolge la sua attività di studioso in collaborazione con enti ed istituzioni nazionali e comunitarie.
Come si è arrivati dal «problema pedofilia» alla emergenza pedofilia? Esiste realmente o su tratta di una delle tante paure di massa indotte da un sistema mediatico che avvia la caccia al mostro e lo mette in prima pagina, salvo poi dimenticarsi, nel caso il mostro si rivelasse innocente, di riabilitarlo? Su 5000 denunce per abusi sessuali su minori “solo” mille passano il setaccio della minima credibilità. L’80% di queste riguardano uomini denunciati dalle ex mogli dopo sentenze di separazione, ritenute inique. La maggioranza sono casi inventati, ma se qualcuno si rivela innocente è difficile che possa riscattarsi. Ne parla il criminologo Luca Steffenoni nel libro «Presunto colpevole» (ed.Chiarelettere): non un saggio, ma quasi un romanzo anche se documentatissimo e pieno di dati. Il criminologo milanese cita recenti casi avvenuti in Alto Adige: «La vicenda di Don Giorgio Carli di Bolzano è emblematica di dove siamo arrivati nella presunta lotta alla pedofilia. Condannato in base ad un sogno: l’unica prova ricavata sulla base dell’ipnosi dopo 350 sedute di “distensione immaginativa”. Il sacerdote bolzanino, assolto in primo grado, condannato in secondo a sette anni, è stato prosciolto per prescrizione del reato. Gli è stato imposto comunque un risarcicmento di 750 mila euro, alla vittima, ora una giovane donna, bambina al tempo dei fatti.
Steffenoni dubita della reale tutela da parte dello Stato di coloro che sono coinvolti in casi di pedofilia. «Si pensi solo che sono molti i bambini “abusati”, diventati adulti, che hanno dichiarato di esssere stati manipolati, in maniera pesante, dagli inquirenti, per ottenere dichiarazioni e prove-ci ha detto il criminologo. Il nuovo pacchetto sicurezza poi, prevede che un omicida psicopatico possa rimanere libero fino a condanna definitiva, mentre chi è accusato di reati di abuso sessuale su minori deve aspettare il processo in carcere».
Il reato di pedofilia è mostruoso, inaccettabile. Le vittime sono piccoli innocenti. Ma esiste in Italia una vera emergenza pedofilia? «La mia è un’analisi a livello internazionale, non solo sull’Italia: spiego come è avvenuta a tavolino la genesi di questa “emergenza” e chi ci ha guadagnato. Viene dagli Stati Uniti, un Paese, però, che ha delle ciambelle di salvataggio, molto forti. L’opinione pubblica americana si emoziona su certe tematiche. Poi quando avviene “il caso”, ad esempio l’asilo Mc Martin (una vicenda di isteria collettiva ingenerata dalle accuse di pedofilia ai gestori di un asilo, risultati, dopo anni di indagini e fiumi di soldi ad agenzie specializzate nell’interrogare i bambini, totalmente innocenti, ndr), molto similead alcuni avvenimenti di casa nostra riguardante l’ambito scolastico, negli Usa ci si ferma dicendo: non possiamo massacrare psicologicamente dei bambini. In Italia, purtroppo, l’emotività generale, ha prodotto un grande timore, indotto. Intendiamoci, l’emotività è assolutamente comprensibile sul tema pedofilia e ci riguarda tutti, me compreso in quanto padre. Sia chiaro anche che nessuno nega che esista un problema pedofilia: solo che il metodo della ricerca del colpevole a tutti i costi non è efficace».
Chi ci guadagna? Soprattutto quei centri privati, le “lobby” dell’assistenza sociale, a cui sono affidate le indagini per i processi su reati di abuso sessuale su minori, di fatto “appaltati” all’esterno dai tribunali.
Cosa fare allora contro la pedofilia? Si può curare un pedofilo? «Assolutamente si. Abbiamo rinunciato a fare prevenzione. La pedofilia è una patologia grave, ma assolutamente affrontabile. Se non ci fosse questo clima di caccia al mostro e avessimo dei centri di aiuto e di ascolto, ci sarebbero molte meno persone pericolose in giro».
Come si può fare prevenzione? «La pedofilia si presenta in età molto giovane, noi abbiamo l’idea del “vecchio porco”, ma non è così. E’ una sorta di mancata crescita della psiche di un individuo. Se si potesse agire presto su queste persone, alle prime avvisaglie, quando ancora non hanno fatto male a nessuno, la terapia può risolvere. Ma anche su un pedofilo vero e proprio si può arrivare ad una guarigione, tramite terapia adeguata, anche se problematica».
Come giudica i casi dei preti pedofili? «La questione Chiesa è molto complessa. Ci sono diversi aspetti che si intrecciano. E’ diventato quasi un facile luogo comune quello del prete pedofilo. C’è un problema di omosessualità nella Chiesa che i vertici ecclesiastici faticano ad affrontare. Invece di risolvere i casi di pedofilia pagando risarcimenti alle vittime dovrebbero avere il coraggio di analizzare caso per caso. Da laico però ho la sensazione che spesso dietro certe accuse si celi la frustrazione del mondo laico che non riesce ad attaccare la Chiesa su tematiche più “forti” e slitta sull’attacco “facile”».
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