Home Rassegna stampa Da LIBERO del 18 Settembre 2009 di Lucia Esposito
Da LIBERO del 18 Settembre 2009 di Lucia Esposito PDF Print E-mail

Come ti creo il mostro
Interessi economici, giustizia malata, vendette, psicosi.
Così funziona la macchina che inventa i genitori pedofili

Può capitare a chiunque di svegliarsi e scoprire di essere diventato un mostro. Succede che un giorno, all’improvviso, tutto quello che avevi fino alla sera prima - la famiglia, gli amici, il lavoro - si trasforma in un grande buco nero che ti ingoia e ti cancella. Non esisti più. L’accusa di aver molestato un minore è più di una condanna penale. E’ una sentenza di morte. Il criminologo Luca Steffenoni ha scritto un libro (“Presunto Colpevole”, edito da Chiarelettere) che tutti - insegnanti, giudici, psicologi e genitori - dovrebbero leggere per cambiare prospettiva e vedere cosa c’è dietro l’allarme pedofilia. Un libro che squarcia il silenzio e parla dell’interesse economico mascherato dall’amore per i più piccoli di molte associazioni, enti, istituti ed esperti.

Ci sono bambini strappatialle famiglie che diventano adulti negli orfanotrofi, un sistema giudiziario che non funziona, insegnanti che finiscono in carcere vittime di psicosi collettive, uomini sbattuti in cella solo sulla base di perizie psicologiche. E perfino di sogni. Com’è successo a don Giorgio Carli, condannato a sette anni e sette mesi dalla Corte d’Appello di Bolzano dopo un processo basato sull’attività onirica della donna che lo aveva denunciato. Incriminato perché uno psicoterapeuta aveva interpretato i sogni della vittima. Ci sono tante storie cominciate con un’accusa di molestie sessuali, continuate con una condanna e terminate con un’assoluzione troppo spesso tardiva. Vite annientate.

Basta poco per far scattare una denuncia. Salvatore Lucanto ha passato due anni e mezzo in carcere per aver violentato la figlia e la cugina. Poi è stato assolto. L’accusa che si basava sui disegni fatti dalla figlia davanti alla psicologa, cadde quando divennero chiari i metodi utilizzati per ottenere le prove: «La signora mi ha detto che devo disegnare un fantasma e chiamarlo pisello», aveva dichiarato la bambina all’usita dall’audizione protetta. Un altro imputato è riuscito a salvarsi solo perché aveva avuto l’idea originale di farsi tatuare il pene con un’immagine che la presunta abusata non ha saputo descrivere.

La situazione peggiora quando nel ’96, cambia la legge sulla violenza sessuale e viene introdotta una norma che disciplina gli atti (come le molestie e tutte quelle azioni in cui non c’è contatto genitale) che rischiavano di restare esclusi dal reato di violenza.

Ma è atto sessuale lasciare in mutande i bimbi che si sono bagnati durante una festa? Fare il bidet ai figli? Osservare le parti intime se necessitano di cure? Fare la doccia con il proprio bambino? «Eppure» scrive Steffenoni, «tutti questi fatti sono entrati nei processi come sintomo di abuso e ritenuti sufficienti a giustificare condanne o l’allontanamento dei piccoli dai propri genitori».

Nei processi si parte dal presupposto che i bambini raccontino sempre la verità, ma spesso le testimonianze sono confuse e condizionate dalle domande degli psicologi che stanno sempre di più assumendo il ruolo di poliziotti. Il criminologo parte da un dato: ogni anno arrivano 5mila denunce da parte di scuole, centri d’ascolto, servizi sociali e Asl. I casi concreti sono 845. Significa che una buona fetta delle segnalazioni si rivelano, se non false, almeno fantasiose. Sovente frutto di psicosi o di vendette contro l’ex coniuge. Chi viene accusato ha poche possibilità di difendersi e il processo ha quasi sempre un esito scontato.

E’ l’accustao che deve dimostrare la propria innocenza, non l’accusa che deve portare elementi certi. Meglio essere arrestati per omicidio: l’indulto si applica a chi uccide un bimbo, ma non a chi è accusato di averlo palpeggiato.

Sullo sfondo di “Presunto colpevole”, di tutte le storie di bimbi sottratti, di papà ingiustamente condannati, c’è l’inquietante cornice entro cui si muovono i procedimenti giudiziari per abusi sessuali: il cosiddetto “sistema anti-abusi”, un mondo autoreferenziale, fatto di consulenti, psicologi, esperti spesso improvvisati, centri di assistenza ai quali compete la prima e anche l’ultima parola nei procedimenti giudiziari. Ci sono tra i 26mila e i 28mila bambini che vivono negli istituti fino alla maggiore età. Strappati alle famiglie per mille cause: perfino l’indigenza di genitori affettuosi e premurosi diventa un buon motivo per portare via i piccoli: Stato, Regione, Province e Comuni danno finanziamenti per circa 200 euro al giorno per ogni bimbo. Per un totale di 1898 milioni di euro all’anno. Ogni bimbo in Isituto costa 75mila euro all’anno. Siamo sicuri che questi istituti facciano solo e sempre l’interesse dei piccolini?