| Da VANITY FAIR del 16 Settembre 2009 - NEWS di Valentina Colosimo |
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ATTENTI AL PUPO: C’E’ LA PSICOSI PEDOFILIA Dopo il caso dell’italiano accusato di molestie alla figlia in Brasile, il criminologo Luca Steffenoni spiega perché da noi appena una denuncia su cinque risulta fondata. E perché dietro spesso ci sono vendette personali. Il caso non è ancora chiuso, ma l’imprenditore di Guidonia, arrestato in Brasile con l’accusa di aver molestato la figlia di 8 anni per un bacio sulla bocca, è stato infine rilasciato dalle autorità. «Errori simili sono all’ordine del giorno. Ma più della notizia mi ha colpito un’altra cosa: in un sondaggio del tg5 il 20 per cento di italiani sosteneva che un bacio sulla bocca di un genitore a un bambino è sintomo di abuso. Siamo alla psicosi». E’ quanto sostiene il criminologo Luca Steffenoni, 48 anni, che sulla malagiustizia nei casi di abuso ha scritto il libro denuncia Presunto Colpevole, da poco in libreria. Quanti errori giudiziari sono stati fatti in Italia? «E’ impossibile dare i numeri. Posso solo dire che su 5mila denunce che ogni anno vengono fatte, sono meno di mille quelle che hanno un minimo di credibilità. E su queste, nell’85% dei casi si tratta di padri separati denunciati dalle ex mogli. Il sospetto è che più che una battaglia contro la pedofilia, sia una questione di vendette personali». Come si fa allora ad individuare le vere violenze? «Purtroppo il sistema è così malato che, se da un lato c’è la psicosi, dall’altra c’è il silenzio. Nelle scuole, per esempio, spesso le insegnanti preferiscono tacere piuttosto che mandare nelle pesti una persona su cui hanno solo un sospetto». Nel libro parla di presunzione di colpevolezza, anziché di innocenza. Che cosa intende? «I processi di abuso su minori non seguono più la procedura classica: non è più il p.m che attraverso le prove, dimostra la colpevolezza dell’imputato, ma questo che deve dimostrare di essere innocente. E tra mille difficoltà». Quali, per esempio? «Spesso si decidono le sentenze solo sulla base di quanto dichiarato dai bambini, che possono essere vittima di pressioni. Non solo: il processo è “subappaltato” all’esterno, a tecnici, alle case d’accoglienza, agli psicologi che spesso hanno conflitti d’interesse. A uno psicologo che voglia continuare a lavorare per i Tribunali, magari conviene sostenere ciò che il p.m vuole sentirsi dire…». Come uscire da questa situazione? «C’è un solo modo: tornare al procedimento processuale classico che si basa sulla coincidenza delle prove». |


