| Da La Voce del 4 aprile 2010 di Serena Grassia |
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PADRI DA MORIRE. UN LIBRO SUL MONDO DEI FALSI ABUSI di Serena Grassia. Ogni anno in Europa duemila padri si tolgono la vita per motivi collegati alla separazione coniugale, molti sono quelli colpiti da false accuse di abuso sui figli. Un libro-verità fa luce sul delicato argomento.
UN MONDO di presunti colpevoli. Il padre che bacia suo figlio, o una coppia di genitori troppo affettuosi con i loro bambini. Gente normale, con una vita normale, che dalla sera alla mattina si ritrova invischiata in un processo con un’accusa atroce: abuso di minori. Un reato infamante, quello che ti marchia a vita, anche se un giorno ti dovessero assolvere perché non hai commesso il fatto. Il problema è stato recentemente affrontato nel libro-inchiesta “Presunto colpevole” (Chiarelettere) del criminologo Luca Steffenoni, che ha analizzato l’aberrante sistema di interessi economici orbitanti intorno alle denunce per molestie sui minori. Una grossa torta in cui tutti riescono a spartirsi qualcosa: dagli avvocati agli psicologi chiamati per le audizioni, fino alle associazioni, talvolta responsabili di alimentare un clima di odio e di vendetta. A causa del basso tasso di natalità - spiega Steffenoni - in Italia i bambini sono diventati talmente rari e preziosi che persino una carezza più affettuosa di un padre o di una madre può far pensare a un abuso. Sono i padri i principali soggetti accusati di molestie e maltrattamenti da parte delle ex mogli o compagne.
“Sindrome di Alienazione Genitoriale” o “PAS” (Parental Alienation Syndrome) la chiamò una ventina di anni fa Richard A. Gardner, uno psichiatra e studioso americano, riferendosi a quella pratica subdola di armare i propri figli contro l’altro genitore per ottenere benefici personali in termini di soldi o di semplice vendetta. Ira Daniel Turket, su Father’s Right Newsline, ha parlato di “Sindrome della Madre Malevola”, intendendo quella pratica di ingaggiare i figli nella propria personale battaglia contro l’ex coniuge. L’articolo in Italia ha riscosso una vasta eco, al punto che su Facebook è già nato un gruppo di papà, vittime o presunte tali, di ex mogli malevole.
FALSI ABUSI, MORTI VERE Ma vediamo qualche dato, per comprendere meglio il fenomeno. Il Centro Nazionale Falsi Abusi denuncia che l’80 per cento delle accuse di maltrattamenti in famiglia sono false. Dal canto suo la Gesef, associazione che riunisce i genitori separati, in una ricerca che analizza i dati in un arco temporale dal 1998 al 2006, dichiara che sono 26.800 i padri ingiustamente denunciati dalle ex compagne. Dalla stessa ricerca emerge che il 7 per cento dei padri viene falsamente denunciato di violenza o abuso sessuale sui figli durante la convivenza, generalmente per ragioni di natura economica, e il 26 per cento dei padri subisce le stesse accuse nel periodo post-separazione. Ma - emerge dal dossier - ben il 99,6 per cento di tali denunce vengono archiviate perché il fatto non sussiste e le accuse rivolte ai papà vengano ascritte alla conflittualità della coppia. La restante percentuale è ancora in attesa di giudizio definitivo.
Infine, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Unione Europea hanno rilevato che in Italia quattro suicidi su cinque vedono coinvolti gli uomini. In Europa sono 2.000 i papà che ogni anno si tolgono la vita. Una conferma dolorosa della quantità dei suicidi maschili in Italia viene anche dalla Federazione Nazionale Bigenitorialità, per la quale il 93 per cento dei suicidi sono commessi da uomini e spesso risultano causati da problemi di separazioni e figli contesi.
Sulla pelle dei bambini
INTORNO AL FENOMENO degli abusi - veri o falsi che siano - sui minori, esiste tutta una serie di questioni poco dibattute dal punto di vista giuridico, ma che quotidianamente avvelenano la vita di centinaia di persone. Il quadro che emerge dal libro di Steffenoni é allarmante. A cominciare dai percorsi separati del tribunale per i minorenni e delle Procure. Così accade che, anche in caso di assoluzione del genitore, non necessariamente il minore viene restituito dal Tribunale per i minori alla famiglia. Steffenoni, dopo aver messo in luce i pericoli di quella che definisce l’ “Ansiocrazia”, che giustifica lo strappo alle regole e il prevalere della logica dell’emergenza, punta i riflettori sulla legge 66, entrata in vigore per regolare questa incandescente materia, che attribuisce all’inquirente un potere enorme: ma tale facoltà si manifesta generalmente non tanto nell’espletamento delle indagini, quanto nell’adesione ai criteri prescelti dallo psicologo di fiducia. Ed é anche per questo che intorno ad una simile cultura processuale si è andata formando una cordata di “abusologi”: consulenti che a vario titolo entrano nel processo; ma si registra anche la fioritura di centri privati anti-abuso e di associazioni che forniscono lumi al giudice. Con la nascita parallela di seminari ed attività congressuali. Questi centri hanno conquistato una sorta di delega in bianco - sottolinea l’autore - per fornire allo Stato corsi di formazione, attività informative, periti per il Tribunale dei minorenni o per la Procura. E giù denaro per indagini psicologiche, affitto di locali per l’ascolto dei minori, supporto alla madre se è la denunciante, o sua sostituzione se non denuncia o difende il marito, individuazione di famiglie affidatarie, gestione di case alloggio. Senza contare il fenomeno del numero eccessivo di bambini sottratti alle famiglie e dati in affidamento alle comunità.
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